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Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

La Women in White – Society (WiWs) è un’associazione socio-culturale di Como nata per fare rete tra donne e per valorizzare la cultura e il pensiero femminile nella società.
Abbiamo deciso di reagire alla comunicazione sessista che spesso contamina il linguaggio e i pensieri di tutti noi. Il nostro motto? #IoNonCiSto
Io non ci sto e te lo dico. Come? Nei fatti e negli oggetti, nelle parole e nei gesti. Mettendoci grinta e passione. E la faccia!

 


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IO NON CI STO: CONTRO LA PUBBLICITÀ SESSISTA 

In occasione dell’evento Creatività: sostantivo femminile (un pomeriggio all’insegna della bellezza e dell’arte, con raccolta fondi), sabato 24 settembre 2016 la Women in White – Society lancia una campagna di sensibilizzazione nei confronti della pubblicità sessista.
Per imparare a riconoscerla, per imparare a difenderci e insegnare a farlo ai nostri figli e alle nostre figlie, per trasformare il mondo: un passo alla volta.
Anzi uno strappo alla volta. Di nastro adesivo!

Siate sempre padroni del vostro senso critico e niente potrà sottomettervi.
(Alberto Manzi , 1976 – Lettera agli alunni di V elementare)

LA RESPONSABILITÀ DELLO SGUARDO E DEL PENSIERO

di Veronica Cortinovis, psicologa e vicepresidente WiWs

La pubblicità sessista va contrastata e non solo perché è discriminatoria e spesso violenta nei confronti delle donne e del loro corpo, il che sarebbe già una ragione sufficiente, ma perché di fronte alla complessità delle comunicazioni legate alle immagini e alle frasi che girano sui mass media, sui cartelloni per strada e sui social network, tutti noi – uomini e donne – non possiamo più rimanere spettatori passivi e lasciare che gli altri scelgano al nostro posto modelli e idee. È ora di assumersi una responsabilità, nell’accezione più pura di questo termine, ovvero iniziare a dare risposte diventando protagonisti attivi delle nostre scelte.

Come scrive la giornalista Annamaria Testa in uno splendido articolo: «I mass Media non sono mai uno specchio neutrale. E, in un Paese che legge poco, la televisione è stata e continua ad essere un potente fattore di costruzione dell’immaginario collettivo. Quando i mezzi di comunicazione riflettono il clima sessista nazionale senza contrastarlo (o magari assecondandolo), di fatto lo amplificano e lo legittimano.» (Riv. Internazionale 13.05.2013) .

La Women in White – Society vuole aprire il nuovo anno sociale dedicando questo spazio a una campagna di sensibilizzazione contro la pubblicità sessista, uno spazio che ha come principale obiettivo quello di sollecitare il senso critico delle persone verso scelte pubblicitarie di cattivo gusto in cui il corpo della donna è associato in modo assolutamente arbitrario alla maionese o ad uno spazzolino da denti ed è fatto oggetto di sguardi aggressivi e predatori dell’uomo, o verso messaggi ambigui che comunicano stereotipi appiattiti di donna e di uomo.

Noi WiW abbiamo opinioni chiare sulle pubblicità sessiste, non ultima la tremenda campagna portata avanti dal ministro della salute Beatrice Lorenzin a favore del Fertility Day, ma preferiamo sollecitare la discussione, ponendo domande e confrontando opinioni, piuttosto che imponendo giudizi.

Così è nata la nostra proposta, uno scotch con la scritta SESSISTA?, da poter utilizzare per segnalare le pubblicità o le iniziative che riteniamo appunto sessiste, con il punto di domanda che vuole essere la nostra apertura al dibattito, un richiamo alla capacità squisitamente umana di prendere le distanze per osservare e riflettere.

L’idea esprime la sensibilità di Women in White – Society, attiva nella valorizzazione della donna e del femminile, ma è stata Alle Bonicalzi che, per prima, ha portato l’attenzione di tutte noi verso l’importanza di prendere una posizione come associazione concretizzando e sviluppando l’idea iniziale nel progetto attuale.

Per Women in White – Society è solo l’inizio di un processo che vorremo nel tempo sviluppare e approfondire con le idee e la collaborazione di tutti coloro che vogliono ribadire il loro «IO NON CI STO» di fronte a messaggi e iniziative non condivisibili e offensive della dignità delle persone, ma anche un costruttivo «IO CI STO» di fronte a quelle iniziative virtuose che spesso passano inosservate.wiws-s-es3

DALL’INDIGNAZIONE ALL’AZIONE: TRA EDUCARE E FARE CULTURA

di Alle Bonicalzi, fotografa, copywriter e socia WiWs

«Se il tuo prodotto fosse buono, non avresti bisogno del sessismo per venderlo» è un famoso motto. Arguto, ma non per forza vero.
Tant’è che un’altrettanto famosa regola del marketing recita: Sex sells, «il sesso vende».

Grazie anche alle nuove tecnologie portatili e alle piattaforme social, oggi viviamo letteralmente immersi nella comunicazione e prepotentemente esposti alla pubblicità: quella branca della comunicazione preposta all’utilizzo immagini e messaggi al fine di vendere merci (e ideologie, visioni del mondo).
Tra le tecniche di vendita utilizzate alcune sono più aggressive di altre e possono sfociare nell’offesa e nell’umiliazione di intere categorie di soggetti, contribuendo – di fatto – a veicolare contenuti discriminatori (razzisti, xenofobi, sessisti, paternalisti).
Nonostante l’istituzione di codici di autoregolamentazione, di norme etiche e di decaloghi contro la comunicazione irrispettosa – e quindi violenta – ci troviamo spesso di fronte a immagini e messaggi pubblicitari aggressivi, a volte lesivi della dignità delle persone, nella maggior parte dei casi delle donne.
La seduzione, la mercificazione del corpo, l’uso del nudo, la subordinazione e i giochi di ruolo stereotipati sono alcuni esempi di strategie comunicative borderline che possono degenerare e veicolare contenuti sessisti.
Che fare?
Anzitutto interrogarsi sui contenuti comunicativi cui siamo esposti e imparare a decodificarli per ciò che sono. È importante farlo e insegnare ad altri a farlo: ai nostri figli e alle nostre figlie in primis.
All’indignazione, quindi, deve seguire l’azione: segnalando contenuti inappropriati alle autorità competenti, boicottando le aziende responsabili di tale comunicazione illecita, educandoci nei fatti alle pari opportunità, smascherando stereotipi e pregiudizi.

DIRE, FARE, PENSARE…

Trattandosi di comunicazione, il linguaggio è un ottimo punto di partenza, sempre: utilizzare correttamente le parole, chiamare le cose con il loro nome e articolare la differenza, valorizzandola, significa agire efficacemente anche sul pensiero e, dunque, sulla produzione di cultura.
Per questo noi WiW abbiamo deciso di creare questa campagna e di corredarla di uno strumento un po’ particolare: più di un banner, non solo un adesivo, quasi un proclama… questo nastro adesivo è un invito alla riflessione e all’azione.
L’idea, nata per provocazione su FB (in reazione a una clamorosa collezione di pubblicità sessiste nostrane), si è nutrita di un brainstorming tra i soci e le socie che ha portato a scegliere due slogan: «Io non ci sto» e «Sessista?»
Io non ci sto è diventato il titolo di questa pagina che si apre con questa campagna e si presta ad accoglierne altre in futuro. Sottolinea, nella sua assertività, una doppia presa di posizione: attesta il rifiuto, da parte di ciascuna persona, di essere usata; e dichiara l’impossibilità di accettare una comunicazione mercificante.
Perché Sessista? Dal momento che, in questo caso, la comunicazione e la mercificazione riguardano specificamente la tematica sessista, abbiamo scelto questa stessa parola per re-agire e abbiamo scelto di utilizzarla in senso interrogativo (inquisitorio?!). Lo scopo primo della nostra azione infatti non è giudicare, affermare o imporre (tutti verbi con implicazioni aggressive), bensì spronare alla riflessione e alla decisione, ossia promuovere una presa di coscienza personale.
Per noi, infatti, non è tanto importante pensarla tutte e tutti allo stesso modo. È importante pensare!

… E SCOCCIARE!

E allora portiamoci appresso questo nastro adesivo, osserviamo e traduciamo i messaggi e le immagini che ci vengono proposti dai cartelloni pubblicitari, dai volantini, dalla televisione e da internet, consideriamone il portato intrinseco e, qualora ci sembrasse discriminatorio nei confronti di uomini e donne, marchiamo tali messaggi affinché il dibattito diventi pubblico e l’indignazione, fattasi azione, costruisca cultura.
Nuova, equa, libera.
Fertile.
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Il nastro adesivo WiWs – Sessista? è stato presentato sabato 24 settembre 2016, presso il Chiostrino Artificio di Piazzolo Terragni 4 (Como), nel corso della manifestazione Creatività: sostantivo femminile, è tuttora possibile acquistarlo per sostenere le attività socio-culturali dell’associazione.

Per informazioni: wiwsociety@yahoo.com

Progettazione e grafica: www.allegropanico.com

wiws-sessista-esempio1A DOMANDA RISPONDI

Di fronte a un messaggio di dubbio gusto, facciamoci le seguenti domande… Se possiamo dare anche solo una risposta affermativa, quel messaggio è sessista!

1. Le persone ritratte sono equiparate a merci, paiono messe in vendita?
(ad es. porzioni di corpo isolate come fossero tagli di carne dal macellaio; ammiccamenti al mondo della prostituzione; idealizzazione della donna-schiava)
2. Il modo di ritrarre persone o parti di esse è puramente decorativo/accattivante? Ossia non ha nulla a che vedere con il prodotto venduto?
(ad es. corpi sensuali utilizzati per promuovere auto, cibi, viaggi…)
3. Le persone ritratte sono ridotte a un ruolo e/o stereotipo?
(Mamma premurosa con i bimbi, seduttrice con gli uomini, servizievole con il marito, intrattabile se mestruata, scontrosa se in carriera…)
4. In particolare, uomini e donne sono ritratti in un ruolo di genere stereotipato?
(Il dottore e l’infermiera, maschio conquistatore e femmina remissiva, donna di casa e uomo appassionato di calcio…)
5. Le donne sono ritratte come subordinate/inferiori/appartenenti a un uomo?
(sia nelle immagini: inginocchiate, in secondo piano; sia nelle parole: possessivi, nomignoli, vezzeggiativi…)
6. Le donne sono ritratte come prede e l’atto sessuale come prevaricazione?
(si pensi a tanta moda, che strizza l’occhio alla cosiddetta ‘cultura dello stupro’…)
7. Il modello di donna proposto è irrealistico?
(ad es. magrezza estrema, corpi ritoccati al computer, prestazioni impossibili…)
8. L’immagine di donna proposta è degradante?
(cfr. l’allusione alla disponibilità sessuale veicolata dalla bocca semiaperta; pose e abbigliamento inutilmente provocatori e/o allusivi…)
9. Se il messaggio è rivolto ai bambini e alle bambine, si rivolge loro differenziandoli e riconducendoli a stereotipi di genere e/o modelli sociali antiquati?
(per i maschi: giocattoli di guerra, costruzioni o avventurosi, tinti di blu; per le femmine: giocattoli di relazione e cura o bijoux creativi, tinti di rosa.)
10. Parlando di una donna in relazione a una sua performance (politica, sportiva, artistica…) la si connota anzitutto per il suo aspetto o abbigliamento?
(si pensi alle recenti olimpiadi, alla copertura giornalistica relativa alla cronaca politica, alle interviste alle attrici/pittrici/cantanti ecc.)
11. Parlando di una donna in relazione a una sua performance (politica, sportiva, artistica…) la si definisce anzitutto tramite un rapporto di subordinazione ad altri?
(figlia di…, moglie di…)
12. Il messaggio è scritto unicamente al maschile, sebbene il contenuto promosso sia rivolto a tutti?
(Posto che in italiano, in caso di gruppi misti, prevale il maschile, attenzione alla maschilizzazione del linguaggio quando è semplicemente possibile fare diversamente, care amiche e cari amici!).

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Contattaci all’indirizzo wiwsociety@yahoo.com

Si ringrazia www.allegropanico.com

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